scriverelessenziale

Archive for Settembre 10th, 2006

L’essenziale taciuto

In Essenzialmente on 10 Settembre 2006 at 14:11

Il senso ultimo del Tractatus è insomma un senso etico, come Wittgenstein stesso dice in una lettera a L. von Ficker: “… il senso del libro è un senso etico… il mio lavoro consiste di due parti: di quello che ho scritto, ed inoltre di tutto quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte è quella importante… quello che non ho scritto, quello che non è detto poiché non dicibile scientificamente è la parte più importante: l’etica e la religione“.

“Il positivismo sostiene che ciò di cui possiamo parlare è tutto ciò che conta nella vita. Invece Wittgenstein crede appassionatamente che tutto ciò che conta nella vita umana è proprio ciò di cui, secondo il suo modo di vedere, dobbiamo tacere. Quando ciò nonostante egli si prende immensa cura di delimitare ciò che non è importante, non è la costa di quell’isola che egli vuole esaminare con tanta accuratezza, bensì i limiti dell’oceano” (Engelmann).

Nella prefazione al Tractatus, Wittgenstein aveva scritto di “avere nell’essenziale risolto definitivamente i problemi“. Di conseguenza Wittgenstein tacque. Per diversi anni non si occupò più di filosofia.

Ma nel 1929 egli ritornò a Cambridge. Aveva concluso che i problemi filosofici non erano stati definitivamente risolti. In particolare tre eventi – la riflessione sulla matematica, i colloqui con altri pensatori e l’esperienza di maestro elementare e la conseguente riflessione sul linguaggio infantile – spinsero Wittgenstein ad assumere una prospettiva teorica diversa nell’interpretazione del linguaggio.

Per Wittgenstein bisogna smettere di credere che il significato di un termine consista in una realtà ad esso corrispondente, che ogni espressione linguistica possieda un significato fisso, che tutte le proposizioni debbano essere riducibili a proposizioni elementari e, in generale, che il linguaggio coincida con le proposizioni “vere-false” che raffigurano la realtà.

Secondo il Wittgenstein delle Ricerche filosofiche, vi sono molteplici forme di linguaggio e questa molteplicità non può neppure essere stabilita una volta per tutte: nascono continuamente nuovi tipi di linguaggio, nuovi giochi linguistici, mentre altri cadono in disuso. Wittgenstein sottolinea adesso la natura pragmatica del linguaggio, e mostra come il significato sia inscindibile dal contesto antropologico al cui interno l’attività linguistica si costituisce. Esso è dunque funzione dell’uso, nel senso che varia in relazione ad ogni variare del contesto d’uso, e viene in tal modo a perdere ogni fissità.

Il linguaggio è visto da Wittgenstein come un insieme di giochi linguistici, che si costituiscono all’interno delle varie forme di vita, dall’interno delle istituzioni e nell’ambito delle diverse culture che si realizzano nel corso dello sviluppo storico delle società umane.

[da filosofiaedintorni.net]